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MARTONE: “CHI NON SI E’ ANCORA LAUREATO A 28 ANNI E’ UNO SFIGATO” Polemica dopo le parole del viceministro

24 gennaio 2012

♦ Il Commento ♦AMMISSIONE DOVEROSA
di Luigi Mauro

Potrei avanzare mille scuse, alcune valide e altre molto meno, per spiegare i motivi per i quali mi sono laureato alla triennale in ingegneria civile solo a 25 anni. Tuttavia, credo che, così facendo, non farei altro che avvallare la tesi di Martone, senza cogliere il merito delle sue affermazioni. Quindi non starò qui a giustificare il mio ritardo negli studi, soprattutto perché credo che nelle parole dette dal viceministro ci sia del vero. Inutile negarlo.
Certo, sarebbe stato meglio contestualizzare, invece di tagliare corto con una frase ad effetto, non c’è dubbio. Ma forse il punto non è nemmeno questo.
Che sono uno sfigato, non ho problemi ad ammetterlo. Come non ho problemi ad asserire di esserlo per colpa mia. Non per il fatto che ho scelto una facoltà difficile (cosa verissima, tra l’altro) e nemmeno perché l’ho fatta in quel di Trento (tra le migliori e pretenziose). Anche dire che in questi anni ho lavorato, facendo spesso la stagione estiva, non sarebbe comunque una scusa. Voglio piuttosto condividere le mia personali mancanze, la mia non sempre costante voglia di applicarmi, il mio cazzeggiare e la mia più assoluta assenza di appoggi o di “aiutini” con quello che è il sistema universitario italiano. Siamo davvero certi che le colpe possano ricadere solo sugli studenti? Che non ci sia qualcosa da dire anche a professori e ai presidi? Che non siano state dannose le riforme fatte ogni due anni  da ministri di estrazione varia? Che non siano da rivedere metodi di insegnamento e modalità d’esame? Solo per citare alcuni dei tanti esempi che si potrebbero fare.
I problemi dell’università italiana sono fin troppi. Bene ha fatto Martone a squarciare il velo di ipocrisia e di buonismo che aleggiava su una parte di essa. Purché sia solo il primo passo per spronare tutto il sistema a migliorarsi.
Io sono sfigato e senza scuse. Ma dovete ammettere che non sono il solo. Il sistema universitario riesce a battermi anche su questo.

Michel Martone, viceministro all’Economia del governo Monti, non è uno tanto sobrio. Infatti, non le ha mandate a dire agli studenti universitari fuoricorso. “Se a ventotto anni non sei ancora laureato sei uno sfigato”- frase pronunciata nel suo intervento alla Giornata dell’apprendistato – ha fatto scalpore e ha fatto scoppiare la polemica.
Sui social network, i giornali on-line e i siti in generale si è scatenata la gara tra chi sta con il viceministro e chi, invece, non condivide la sua uscita. I primi gioiscono per la rottura di un tabù ormai consolidato in Italia: finalmente qualcuno parla male degli studenti che tirano un po’ troppo la corda (da alcuni definiti addirittura parassiti) restando all’università una decina di anni. I secondi parlano invece di affermazione fuoriluogo, incapace di cogliere i mille motivi che possono esserci dietro ad eventuali (?) ritardi nel percorso scolastico, mancante quindi di qualunque tipo di contestualizzazione.
Nello scontro non potevano mancare gli interventi politici. Con Vendola e Borghesi (IDV) che subito si sono scagliati contro Martone. Di tutt’altro avviso Daniela Santanché, assolutamente d’accordo con la linea espressa dal viceministro.
Ma è sul web che tanti si sono davvero scatenati. Tra citazioni di Steve Jobs, non laureato, ed esempi paradossali (“Ho 38 anni, tredicesimo fuoricorso di Ingegneria. L’anno scorso fatto 6 al Superenalotto. Sono uno sfigato?” chiede Tommaso) ce n’è per tutti i gusti.
E’ stato poi tirato in ballo il curriculum di Martone. “Figlio di papà”, ex consulente di Brunetta, ecc. ecc. Tutto per screditare la sua affermazione. Basta leggere cosa scrive Giorgio: “Se ti chiami #Martone, proprio come tuo padre e @renatobrunetta dà da mangiare a entrambi allora vuol dire che hai culo. #sfigato!”.

♦ Il Corsivo ♦
SE CHI DICE UNA COSA CONTA
DI PIU’ DELLA COSA STESSA

di Andrea Bonetti

Stile italiano: un viceministro fa un’affermazione; nessuno la legge nel merito e tutti si scandalizzano; inizia il dossieraggio; raccomandato, figlio di papà e incompetente i giudizi più gettonati; tutti a discutere dei suoi meriti e del suo curriculum (con lampanti vagonate di invidia); fino a ieri non sapevano nemmeno chi fosse ma ovviamente è brutto, sporco e cattivo mentre i poveri studenti ultratrentenni al sesto anno fuori corso di triennale sono le vittime incomprese di una società ingiusta. Così, chi ha detto una cosa conta ben di più della cosa stessa, non a caso commentata nel merito da nessuno. Bene, tenetevi stretto il sistema attuale perché è proprio ciò che meritate. Ah, dimenticavo, Martone ha perfettamente ragione.


IL CORRIERE FA ANCORA LE PULCI ALLE STORTURE DELLA NOSTRA AUTONOMIA Fa bene Stella a parlare di stipendi esagerati

13 gennaio 2012

♦ Il Commento ♦      UNA GIUSTA DENUNCIA
di Luigi Mauro

Anche stavolta l’articolo di Stella sul Corriere sarà preso come un vile attacco alla nostra autonomia,  quando invece sarebbe un buon consiglio da seguire.
Non riusciamo proprio a capire come potrebbe ledere l’autonomia il denunciare alcuni sprechi che da anni vengono perpetuati. Si perde forse in autonomia a non pagare più così salatamente Durni, Dellai e compagnia cantante? Ci diamo forse una mazzata sui piedi abolendo enti inutili, vuoti e inesistenti nel resto del pianeta come le Comunità di Valle o le Ciroscrizioni?
La verità è che l’autonomia, cosa buona e giusta, troppo spesso viene usata come giustificazione di porcate che non stanno né in cielo, né in terra. E questo, a nostro modesto parere, le fa più male di qualunque articolo di giornale.
Grazie allo Statuto Speciale, il Trentino e l’Alto Adige hanno potuto gestire al meglio le risorse e garantire una qualità della vita che ha pochi uguali nel resto d’Italia. E, intendiamoci, è giusto difendere questo importantissimo strumento quando è davvero sotto attacco. Ma gridare all’attentato ogni qualvolta si solleva il tappeto dove è stata nascosta la polvere non solo è sbagliato, è soprattutto controproducente. Fare finta di essere esenti da sprechi e furbate varie, negare che la distribuzione delle risorse è a volte sbagliata non porta vantaggio, semmai il contrario. Rispariamere la metà dei 50 milioni di euro spesi in indennità, non permetterebbe forse di investire tali capitali per migliorare servizi e opere pubbliche? Non ne guadagnerebbe la nostra autonomia?
Denunciare lo sperpero delle risorse ci rende ancor più virtuosi di quello che già siamo. Ecco perché crediamo che Stella vada ascoltato e non osteggiato. Dimostrare di saper correggere il tiro quando questo va fuori bersaglio, cogliendo i consigli di chi ci vede dall’esterno, sarebbe un comportamento saggio e lungimirante. Chiudersi nel proprio guscio, nascondendosi dietro al baluardo dell’autonomia, al contrario, è sintomo di scelleratezza e presunzione.

Gian Antonio Stella è abituato a denunciare sprechi e storture caratteristici delle istituzioni italiane. E’ altrettanto abituato a non fermarsi davanti alle reazioni contrariate che le sue inchieste e i suoi pezzi, pubblicati sulle colonne del Corriere della Sera, suscitano ai politici di turno. Così, stamattina è tornato sull’argomento autonomie speciali, infischiandosene delle polemiche scaturite i giorni scorsi.
Il titolo del pezzo tira in ballo il Trentino-Alto Adige: “Se il vice di Durnwalder guadagna più di Sarkozy”. L’attacco rimanda alla polemica degli ultimi giorni sviluppatasi sulla carta stampata locale: «Pagato il pedaggio di riconoscere a trentini e altoatesini che le loro terre sono governate meglio di gran parte del resto d’Italia, si può sommessamente dire che non va bene che un assessore bolzanino guadagni di più che un ministro di Berlino?».
Poi, giù con una buona serie di esempi e paragoni tra gli stipendi dei “pezzi grossi” trentini ed altoatesini, confrontati con i loro corrispettivi in altre parti del globo terracqueo. Tutti dati  estrapolati da un giornale al quale non possono essere imputate antipatie verso le autonomie, il Neue Sudtiroler Tageszeitung. Durni che prende più di Barack Obama (il quale ha anche la faccia tosta di dire che se li guadagna tutti), Dellai più della Merkel, Rosa Tahler più di Hillary Clinton e così via. Sempre meno dei dirigenti di banca, obbiettano gli interessati, senza contare però che questi sono soldi pubblici.
Ma non è solo questione di stipendi dei politici, continua l’editorialista del Corrierone, ma anche dell’«accumolo sbalorditivo di enti locali» denunciato anche da alcune testate locali: «Qui sono cinque: Regione, Provincia, Comuni, Comunità di Valle e Circoscrizioni. E tutte distribuiscono soldi». Per una spesa complessiva per le indennità di ognuno di questi organismi amministrativi pari a 50.468.000 euro l’anno. Che equivale a  95,3 euro per abitante. Come calcolato dal quotidiano l’Adige.
Stella puntualizza di non voler contestare l’autonomia concessa alle due province e anzi, in risposta alle reazioni piccate dei governatori Dellai e Durnwalder, loda così gli amministratori: «Ci è facile riconoscere a chi ha governato quelle montagne, quelle valli, quelle città bellissime non solo di essersi fatto carico di mille competenze (strade, scuole, sanità, paesaggio…) altrove a carico dello Stato, ma di aver lavorato meglio di altri». Ma poi chiosa: «Ma proprio per difendere quei risultati occorre che quelle autonomie virtuose si sgravino delle zavorre denunciate anche da giornali non certo centralisti come il Corriere del Trentino di Enrico Franco o l’Adige di Pierangelo Giovanetti».
Stella si chiede, chiudendo l’articolo, se questi appena elencati possono davvero essere «tutti “costi indispensabili della democrazia”?». La risposta a noi appare scontata. Purtroppo però, sappiamo già che i nostri illuminati amministratori non la pensano affatto come noi.