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LO STATO NON PAGA I SUOI CREDITORI MA CONTINUA A FORAGGIARE LA CASTA Le banche non anticipano e tutto va a rotoli

5 gennaio 2012

♦ Il Commento ♦        IL RIGORE A    SENSO UNICO
di Luigi Mauro

E’ giusto chiedere rigore agli italiani, ancor di più in un momento di crisi. Ma crediamo che il rigore sia parente del rispetto: va dato a chi lo dà. E lo Stato italiano, ad oggi, tanto rigoroso non ci sembra.
Non saldare i crediti con le imprese e le aziende che hanno fatto dei lavori è tutto fuorché rigoroso. Chiedere sacrifici pesanti sempre e solo ai soliti noti, senza mai toccare le varie corporazioni e le lobby che da anni azzoppano il Paese, non c’entra un fico secco con delle logiche che si basano sul rigore. Continuare ad ingrassare le caste, mantenendo intatti i loro incredibili e del tutto immeritati benefici mentre ai cittadini comuni si chiedono le lacrime ed il sangue, non è di certo un comportamento rigoroso. Eppure è quello che il governo Monti, seguendo la linea di suoi innumerevoli predecessori, sta facendo.
Il problema è che questo è un circolo vizioso. Come si può pretendere che vengano pagate le già altissime tasse, se lo Stato per primo non paga per il lavoro che si fanno; se le banche non concedono i prestiti?
Perseverando in questa direzione, tutto è destinato ad andare a scatafascio. Perché le opzioni sono due: la prima, mandare in fallimento le aziende e rovinare chi ci lavora, scaraventando nel baratro qualunque possibilità di ripresa; la seconda, far aumentare ancor di più l’evasione, peggiorando così il già precario bilancio statale.
L’unica maniera è smetterla di impostare delle politiche che chiedono il rigore a senso unico, cioè soltanto da parte del cittadino. Si inizi a fare con rigore delle riforme strutturali nei campi del lavoro, della giustizia, degli apparati statali, del sistema politico, dello sviluppo economico e così via. Si invitino rigorosamente le banche ad un ritorno al proprio ruolo, quello di prestare e far circolare denaro.
Solo così il cittadino non si sentirà preso per i fondelli e accetterà di fare i sacrifici che gli vengono chiesti, con coscienza e senso dello Stato.

 

La crisi non è lo Spread. O almeno non è soltanto quello. Il vero problema, quello che tocca i cittadini, è il credito. Nessuno più salda i conti, perlomeno nessuno lo fa più nel breve termine. Non ci sono i soldi. Addirittura lo Stato, che fino poco tempo fa garantiva entrate pressoché sicure, non paga i propri creditori prima di 186 giorni, mettendo così in crisi nera coloro i quali sono chiamati a pagare gli stipendi, le spese sostenute e, soprattutto, le ingenti tasse che lo stesso Stato domanda. Anche le banche non concedono più alcun aiuto. Mancano le garanzie. E allora rimane solo il tracollo. Un tracollo che porta alcune volte addirittura al suicidio di qualche titolare d’azienda o di qualce pensionato, come si è ben visto in questi ultimi giorni, stritolati dalla morsa di questa infame contingenza economica.
Il Governo Monti ha chiesto dei sacrifici agli italiani per far fronte ad una situazione drammatica. Lo ha fatto tassando massicciamente il comune cittadino, costringendolo a lavorare più di sei mesi dell’anno per lo Stato e non per il proprio guadagno. Purtroppo però, non ha (ancora, si spera) colpito gli ingenti sprechi che caratterizzano il sistema Italia da sempre. Possibile che i parlamentari e i funzionari di Stato non siano ancora stati chiamati a fare dei sacrifici, come stanno facendo gli altri comuni mortali? Perché Monti non ha fatto nulla per recuperare risorse da destinare al pagamento dei creditori?
Durante la conferenza stampa di fine anno, il nostro “tecni-premier” ha glissato alle domande in tal senso. Facendo finta di non sapere che il problema è bello grosso. Si parla di 90 miliardi di euro da versare alle imprese, per scongiurare altre circostanze drammatiche.
Corrado Passera, ministro dello Sviluppo economico, aveva buttato lì l’idea di pagare in Bot e titoli di Stato. Peccato che la buona intenzione, accolta in maniera favorevole da tutte le associazioni di categoria, tale sia rimasta. Di concreto nulla di fatto.
Nel frattempo, nessuno osa toccare i privilegi dei politici che guadagnano uno sproposito, pure quando a fare il loro mestiere sono dovuti arrivare i tecnici. Nessuno taglia gli stipeendi dei funzionari di Montecitorio, palazzo Madama e Quirinale. Nessuno ci dice quanto prendano questi “illuminati” tecno-ministri. Nessuno ci spiega perché non si vendano alcuni beni pubblici e non si aboliscano, o almeno si ridimensionino, gli apparati burocratici di questo sistema pachidermico.
Ci dicono soltanto che bisogna andare in pensione dopo; che tutti devono aprire dei conti in banca, senza che queste si rimettano a far circolare denaro; che tutti devono pagare le tasse fino all’ultimo, anche se sono tra le più alte del mondo e i servizi facciano pena.
Ma come si fa a pagare le tasse se nessuno, in primis lo Stato, non salda il conto dei lavori che vengono fatti? Urge rimedio a questo cortocircuito, almeno per evitare altre drammatiche conseguenze.

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  1. Pera permalink
    5 gennaio 2012 1:30 PM

    Per una volta tanto siamo in sintonia caro Luigi, vuoi che ti dica qual’è il vero problema dell’Italia????? Sono gli Italiani!!!!!! Gente che si lamenta di tutto e tutti salvo poi dimenticarsi dei problemi veri quando alla domenica vince la squadra del cuore o se bisogna discutere di qualcosa, il soggetto è un personaggio del Grande Fratello o un concorrente che partecipa a quei talk show che vengono trasmessi sulle reti commerciali….Ho avuto la fortuna di visitare posti magnifici (Messico, Thailandia, Laos) e spero di poterne visitare altri, ma ti posso garantire che il classico Italiano lo riconosci subito….e non facciamo nulla per migliorarci!!!!
    Saluti

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