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COSA SUCCEDE IN CITTA’: IL PROGETTO MUSE

di Enrica Mauro

Il primo argomento, giusto per rompere il ghiaccio, lo scelgo io se non vi dispiace. Mi piacerebbe partire proprio dalle trasformazioni che sta subendo il nostro territorio,  con la città di Trento in primis.

Quanti di voi passando per la tangenziale di Trento hanno notato l’enorme cantiere dell’area Ex Michelin? Bene, per chi si stesse chiedendo cosa si sta formando in quel nugolo di gru gigantesche, la risposta è un progetto di Renzo Piano, uno dei più famosi e stimati architetti italiani, commissionato nel 2002 dalla Provincia Autonoma di Trento. L’idea del progetto MUSE, come è stato chiamato, è una risistemazione urbanistica di tutta l’area del lungo Adige,  11 ettari che si estendono dal Palazzo delle Albere a via Monte Baldo e dalla linea ferroviaria fino alla sponda sinistra del fiume.

Il cantiere all’ex area michelin alcuni mesi fa

L’ obiettivo dell’intervento è restituire alla città il suo corso d’acqua riqualificando gli spazi industriali, ora dismessi, tra il centro storico e l’Adige, ricucendo la frattura ormai decennale con il tessuto cittadino esistente e recuperando il rapporto con l’ambiente fluviale attraverso una migliore fruizione delle sue risorse naturali, con la creazione di un grande parco pubblico in diretta relazione con il fiume. Il progetto è stato concepito per la ritrasformazione dei luoghi divenuti ormai marginali rispetto alla città in spazi urbani in grado di ospitare funzioni diverse (residenze, uffici, attività commerciali, attività culturali e ricreative).

 

Plastico di progetto, in primo piano il Museo della Scienza

Per dar vita all’intero progetto Muse si doveva affrontare prima di tutto un problema di difficile soluzione. L’area disponibile per il nuovo quartiere , infatti, è costretta a est e a ovest tra due barriere fisiche e psicologiche: il rilevato della ferrovia, che la separa dal vicino centro storico, e via Sanseverino, che ne impedisce il contatto diretto con l’ambiente naturale del fiume. Il carattere del nuovo quartiere pensato da Piano è definito da una nuova maglia urbana, la quale è caratterizzata da una precisa gerarchia dimensionale di strade, percorsi, piazze e spazi aperti. L’ accesso viabilistico principale all’area avviene da Via Sanseverino e da Via Monte Baldo. Il nuovo tessuto è alimentato anche da un traffico locale leggero, ristretto ai residenti, ai taxi e ai mezzi pubblici, oltre che da parecchi percorsi pedonali che si snodano tra i nuovi blocchi edilizi. L’idea è quella di attraversare un quartiere dotato di spazi ritmati da luoghi di incontro, di spazi aperti e di spazi per il lavoro e per il commercio, nel quale sarà sempre possibile spostarsi a piedi in un ambiente mutevo le e ricco di punti di aggregazione. I principali assi viari est-ovest, che attraversano la massicciata della ferrovia per andare a ricucire il nuovo schema viario con il tessuto urbano esistente, sono rafforzati da due filari di alberi lungo tutto il loro sviluppo e hanno come approdo finale il parco e la sponda dell’Adige. Perché questa interconnessione sia fisica che visiva possa concretizzarsi è prevista la realizzazione di nuovi sottopassi ferroviari sia carrabili che pedonali.

Anche la definizione dei volumi costruiti nasce dallo studio e dall’attenta analisi del centro storico di Trento, da come le differenti attività vanno ad occupare gli spazi urbani fino alle proporzioni fra la larghezza delle strade e l’altezza dei fabbricati.  Infatti, per rendere il tutto il meno impattante possibile sul palinsesto ambientale in cui veniva inserito, il team di Piano ha concepito i fabbricati del progetto in modo tale che la loro scala dimensionale fosse paragonabile a quella del tessuto storico della città e degli edifici industriali preesistenti. Tali strutture saranno alte 4/5 piani e avranno una tipologia edilizia prevalentemente in linea o a corte fatta eccezione per due “oggetti speciali”, come li chiama Piano, il cui compito è fare da catalizzatori del quartiere, cioè strutture di riferimento per gli abitanti del quartiere e dell’intera città:  il Centro Congressi a sud, destinato ad accogliere un centro meeting ed altre attività di interesse collettivo ed il nuovo Museo della Scienza a nord.

Planimetria di progetto

Il Museo, in particolare, si trova a stretto contatto con il nuovo parco pubblico e con il Palazzo delle Albere: è concepito come una struttura in cui, secondo Piano, “i grandi temi del percorso espositivo siano riconoscibili anche nella forma e nei volumi mantenendo al tempo stesso un ampia flessibilità di allestimento degli spazi”. Da quest’idea nasce la concezione volumetrica: una successione di pieni e vuoti che sembrano galleggiare su un grande specchio d’acqua, e grandi falde per la copertura. Nel primo volume, partendo da est, trovano spazio uffici amministrativi e di ricerca, laboratori scientifici e spazi accessori. Allineato con l’asse principale del quartiere, lo spazio per la lobby attraversa l’intera profondità dell’edificio affacciandosi a nord sull’area verde di Palazzo delle Albere. Una serie di spazi espositivi sale gradualmente in altezza dal primo livello fino quasi a sfondare la copertura.  Ma la vera particolarità del complesso museale è la cosiddetta Rain Forest: “una grande serra tropicale che in particolari periodi dell’anno potrà relazionarsi con specifici allestimenti espositivi, anche all’esterno, su appositi spazi di pertinenza dove l’acqua, la luce ed il verde, faranno da naturale scenografia all’esperienza del visitatore”.

L’intero progetto Muse si basa su 5 linee guida:

  • Il sistema dell’energia:

Rendering del Museo della Scienza

il progetto si propone di sfruttare le peculiarità del luogo, nel rispetto delle sue caratteristiche naturali e paesaggistiche. L’intervento si presta, data la sua estenzione, ad un sistema energetico centralizzato che ottimizza le risorse e riduce i costi gestionali del nuovo quartiere. L’idea è realizzare una centrale unica per tutto il comparto, localizzata in destra Adige al di fuori del quartiere, che distribuisce e recupera energia da ogni lotto grazie ad una dorsale di tubazioni interrate, sull’asse nord-sud. Il sistema a centrale unica permette di concentrare i macchinari, gli impianti e di limitare le emissioni, ottimizzando i costi e riducendo l’impatto sull’ambiente. A questo sistema si affianca una particolare attenzione al tema del risparmio energetico di ciascun edificio, mirando in fase di progettazione esecutiva e di realizzazione ai piu alti standard in termini di coibentazione e di controllo della dispersione termica.

  • Il sistema dell’acqua:

Museo della Scienza

un altro dei temi chiave del progetto è costituito dalla presenza dell’acqua. Il centro storico ne è stato privato dalla metà dell’Ottocento a causa dei lavori di rettifica del tracciato dell’Adige. Da ciò nasce l’idea di inserire all’interno del progetto un sistema di canali che attraversando l’area da nord a sud alimenta i due grandi specchi d’acqua sui quali “galleggiano” i volumi che accolgono le funzioni a forte carattere pubblico. L’acqua svolge quindi più funzioni, da quella ludica e ricreativa, a quella tecnologica, con vasche a pelo libero che agiscono come riserve idriche da utilizzare per l’irrigazione e l’antincendio, fino a quella culturale, con percorsi di studio di temi scientifici legati al Museo della Scienza distribuiti lungo i canali.

  • Il sistema del verde pubblico:

Sezione del Museo della Scienza, sulla destra la ‘Rain Forest’

filari di alberi  vanno a costituire l’ossatura del progetto sulle direttrici est-ovest e fanno da elemento trasversale unificante dei tre grandi protagonisti di questo intervento: la città esistente, il nuovo quartiere e il parco sul fiume. Oltre a piante ad alto fusto lungo le strade e i percorsi, il verde è costituito anche da alberature di media altezza, a formare boschetti con masse ombreggianti più dense e alberi monumentali esemplari, tra cui alcuni già esistenti sull’area. Il tutto è inserito in un grande prato attrezzato, da utilizzare in ogni sua parte per attività all’aria aperta, ricreative o di relax.

  • Il sistema del costruito:

Prospetto edificio tipo

gli edifici sono rappresentati essenzialmente in due tipologie: in linea, lungo l’asse della ferrovia, con funzioni non residenziali , protetti acusticamente e costituenti essi stessi una barriera contro il rumore proveniente dalla ferrovia per il resto del quartiere; ed edifici a corte, prevalentemente residenziali.

  • Il sistema delle coperture:

uno degli elementi caratterizzanti ed unificanti di tutto l’ intervento è costituito dal sistema delle coperture, prediligendo l’uso di strutture di legno ed acciaio che, pur nella diversità delle funzioni, delle altezze e delle inclinazioni, andranno a formare un sistema unico esteso a tutta l’area.

Quello che io personalmente mi auspico è che queste “promesse” non siano il solito specchietto per le allodole di una delle grandi firme dell’architettura contemporanea che si aggiudica un appalto milionario giusto perché famoso. Spero anzi che, proprio per la grande esperienza di Piano, questo sia uno dei suoi progetti più riusciti, uno di quelli di cui non solo la città di Trento, ma tutti gli amanti dell’architettura possano andare fieri: un esempio efficiente e funzionale di riqualificazione urbana e non i soliti fantasmi di cemento e vetro inabitati e soprattutto inabitabili di cui ormai l’Italia è piena.

Rendering aereo dell’intera area

Spero che le idee del progetto siano state davvero “pensate” e non solo inventate a priori per renderlo appetibile durante la gara d’appalto. Se, come davvero mi auguro, il Muse riuscisse nell’impresa di ricreare la continuità necessaria tra città storica e lungo fiume ormai da anni abbandonato a se stesso, in un sistema coerente e soprattutto utile a tutti i cittadini, con spazi che servano realmente alla comunità e che non risultino essere a lungo andare “luoghi – non luoghi”, ovvero futili sprechi di cemento, m3 e soldi pubblici, sarebbe di stimolo anche per me, futuro ingegnere edile – architetto a fare sempre meglio, a seguire il principio dell’utilità delle mie costruzioni come base per ogni progetto, a trovare soluzioni laddove sembra impossibile. Questa è la sfida che mi aspetta!

Un Commento Lascia un →
  1. enrica permalink
    22 dicembre 2011 6:14 PM

    Sono passata l’altro ieri proprio dalle parti dell’Ex Michelin… premesso che sono stata via 4 mesi per lavoro (in Germania a vedere con i miei occhi come si costruiscono le famose Passivhaus), mi permetto di dire (adesso come ai tempi in cui ho scritto il pezzo e in cui il progetto era solo un cantiere) che quanto sta crescendo in quell’area mi preoccupa: un po’ per il fatto che forse in tempo di crisi costruire alloggi, a quanto mi è stato riferito, carissimi (sarà per rifarsi della parcella di Piano? mah…) e che proprio per questo motivo rischiano, a mio parere, di rimanere invenduti (secondo l’Adige è stato venduto solo il 15% del totale) mi sembra un azzardo non da poco. Inoltre visti dal vivo sono davvero giganti!! Avevo sperato che il loro impatto visivo (soprattutto dal lungo Adige) fosse un altro. Temo che sia inutile sperare anche che “ricuciscano” il tessuto urbano della città, e che questo quartiere diventi un vero e proprio boomerang sulle spalle dei cittadini di Trento. Ne sentiremo parlare presto (e non per gli aspetti positivi) mi sa! Forse l’unica parte che salverei e che ritengo non sia stata del tutto inutile è quella del museo: sulla cultura investire si può e si deve, anche se il “ritorno” può arrivare in tempi molto lunghi…
    Gli alloggi nuovi di zecca probabilmente non sono all’altezza delle tasche dei Trentini e forse non sarebbero serviti se si fosse provveduto prima a risanare e restaurare gli spazi in centro storico, sicuramente più alla portata di tutti!

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